07 Mag
2017

Nel lavoro, il biglietto da visita è fondamentale: è ciò che si lascia di noi, la nostra immagine a fronte della nostra assenza, deve contenere tutte le informazioni utili per identificare cosa facciamo, e come contattarci.

Informazioni di base, ma essenziali. Può colpire o meno, ma il suo scopo è lasciare il nostro contatto.

Molto spesso, a seguito di fiere e grandi manifestazioni, migliaia di biglietti  vengono catalogati e archiviati e, troppo spesso, mancano informazioni fondamentali, oppure riportano grossolani errori (che fanno passare la voglia di contattare la persona in questione!).

C’è sempre qualcuno che “vuole fare di più” ,  osando in testi, grafica e formati, spesso sbagliando, con slogan ed illusioni di tuttologismo da far venire i brividi, o design accattivanti e poco pratici.

In un’era dove per emergere bisogna distinguersi, il biglietto da visita resta fedele al suo scopo: informare. E’uno strumento fondamentale di comunicazione che non osa, informa.

Non è suo il compito  innescare “l’effetto Wao” per farci contattare, quello spetta a noi nella circostanza in cui lo consegniamo. Il biglietto da visita deve ricordare lo scambio avvenuto, e informare su come avere maggiori informazioni tramite sito web, brochures, pubblicazioni e pagine social, dove non c’è limite di informazione.

Quali informazioni deve contenere?

  • Chi Siamo (Nome, Cognome)
  • Cosa Facciamo (Architetto, Ufficio Stampa, Commerciale, Amministrazione, etc)
  • Per chi lo facciamo (nome azienda, logo, agenzia)
  • Dove lo facciamo (la sede dell’attività, indirizzo)
  • Come contattarci (telefono, e-mail)
  • Sito web , se esistente

Informazioni accessorie possono essere inerenti il numero di Partita Iva /Codice Fiscale dell’azienda/persona, le filiali dell’attività, uno slogan, i titoli di studio (questo va molto all’estero), e poco altro.

Inoltre, il biglietto:

  • Deve essere essenziale, non risultare sovraccarico, nè di testo nè di tonalità.
  • Deve essere chiaro, leggibile (occhio a font particolari e misure ridotte).
  • Deve avere un format standard (grandezza, peso)
  • Deve essere funzionale (bello lucido o nero, ma attenzione che non si debba dover scrivere nulla in aggiunta!)
  • Deve essere professionalee (no vi prego a faccine e punti esclamativi!)

Negli anni, ho visto (e inserito!) migliaia di biglietti,  e talvolta non ho potuto fare a meno di avere l’orticaria per alcuni veramente poco riusciti. Ecco alcuni esempi, recentissimi, degli ultimi due mesi (da oggi li terrò ed amplierò le sezione :))

Ovviamente, per privacy, i dati sensibili sono stati coperti.

L’INGLESOLOGO:

biglietto visita 6

Certo, porsi a un mercato internazionale è importante. Così, come non concepisco cinesi, giapponesi o russi che si presentano in Italia con bigliettini da visita stampati solamente con i loro caratteri (per noi illeggibili), allo stesso modo non comprendo gli Italiani che vogliono porsi per forza nel mercato internazionale, quando è ovvio che non hanno le basi per farlo. Un biglietto da visita con ben due errori mastodontici in inglese nel titolo fa capire perfettamente che la persona non è assolutamente in grado di affrontare il mercato internazionale….

Perchè scrivere in inglese, se il tuo mercato di riferimento è l’Italia? Non basta un biglietto da visita per aprirsi nuovi orizzonti… a maggior ragione se così presentato!

L’OVUNQUOLOGO:

biglietto visita 5

Sempre nell’ottica dell’internazionalizzazione, è certamente importante segnalare la presenza della propria attività in altre sedi e in diversi luoghi, ma per carità con moderazione!

A tutti piacerebbe poter dire di essere ovunque, ma i dati devono essere realistici e non ingigantiti, soprattutto se per far ciò si incorre in controsensi.

O si scrivono le città, o le nazioni, o le nazioni o i continenti! Se decido per le città, allora qui sopra dovrebbe esserci o Mosca o San Pietroburgo, Dubai o Abu Dhabi… Se metto le nazioni, sarebbe bastato Italy, Russia, India, China… ma scrivere ASIA, un intero continente, e poi anche India, che di fatto fa parte dell’Asia e dunque è una ripetizione… no, non torna.

IL DESIGNER

biglietto visita 4

No, il biglietto non è bianco, è scritto con un incisione bianco su bianco, con le prime due righe, con carattere più grandi, appena percepibili, e ben altre tre righe di testo sotto. Anche in controluce alla finestra, fidatevi leggerlo è stata una sfida, la tentazione di lanciarlo via senza catalogarlo in rubrica è stata fortissima!!!

La maggior parte delle volte, nel terzo millennio, i biglietti da visita vengono inseriti all’interno di database digitale. Leggerli di difficile lettura significa incorrere nella possibilità che i dati  vengano inseriti errati (e voi dimenticati!).

Salva

Greta

greta@gretagabaglio.com

Leave a comment:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

due + 6 =