01 Set
2016
Penso che per una volta farò un’eccezione, e dirò chiaramente quello che penso: #fertilityday
Beatrice Lorenzin, presumibilmente inseminata a 43 anni, ci mostra una clessidra….
Del resto, un altro messaggio della campagna dice che essere genitori giovani è il modo migliore per essere creativi, è per cui probabile che la sua creatività abbia seguito gli ovuli nell’incessante ticchettio verso la menopausa, o sia stata insieme ad essi espiantata e più rintrodotta.
Ma, comunque, andiamo avanti, perché la fertilità amici è un bene comune!! Quel che è mio è tuo e quel che è tuo è mio!
E certo, come l’acqua, apro la pompa (…) e via! Facile no? Avanti ragazzi, un bel gioco della bottiglia tutti insieme! Apriamo i rubinetti!!
Su su, datevi una mossa, coscientemente e responsabilmente! Ma come cazzo si fa ad accostare questi pensieri?
Da una parte metti fretta…dall’altra dici di farlo responsabilmente. Praticamente una sveltina con coito interrotto: impulsiva, ma responsabile.
E la parola più importante, “AMORE”, dov’è? Non dovrebbe essere la base? O forse è ormai talmente mercificato da risultare banale?
Davvero basta essere fertili e fare sesso, per fare figli?
Fidati Beatrì, non basta.
I messaggi mandati dal nostro Stato (a una settimana dal terremoto!!!*) mi fan venir voglia di richiedere asilo al Liechtenstein o Lussemburgo: del resto è chiaro, la grandezza di uno Stato non si vede dalle sue dimensioni. Una campagna per la donazione del sangue, in questo periodo, sarebbe stata il messaggio da mandare. Oggi l’Italia ha messo in scena una riduzione ai minimi termini, volgare, della nascita della vita e, sinceramente, come donna mi sento offesa.
Del tipo: “Vuoi (puoi)? Fallo!”
Col cazzo, Egregio ministro, mi sorprendo perchè lei dovrebbe sapere perfettamente che non funziona così. Però, essendoci riuscita, probabilmente pannolini e biberon hanno invaso la parte del cervello destinata alla sensibilità (concedo l’opzione del dubbio sul fatto sia precedentemente esistita) .
Vorrei proprio sapere come si sarebbe sentita, lei, se ai tempi in cui diceva di non riuscire ad avere figli qualcuno le avesse sbattuto in faccia una cartolina con una clessidra, o l’immagine di una cicogna al tramonto, ricordando a un paese intero quanto importante sia fare dei figli.
Ci sono scelte, nella vita, che sono personali, ed inoltre influenzate e suscettibili di variazioni a causa di fattori esterni.
Posso sapere a chi era rivolto il suo messaggio? Perchè, stia tranquilla, ci sono molte più persone di quanto lei possa credere che hanno a cuore il tema, ma lo osservano, si informano e soffrono in silenzio. Del resto, si ritorna alla parola “sensibilità”, che mi sembra a questo punto evidente il suo cervello non abbia allocato correttamente nello spazio a disposizione.
E, per quelle di cui non gliene frega nulla, hanno il sacrosanto diritto di avere interessi diversi. Non sono certo meno donne se non hanno avuto figli. Rita Levi Montalcini, Madre Teresa di Calcutta, Oriana Fallaci (che tra l’altro ha dedicato un libro al dolore dell’aborto, spesso celato e taciuto, questo poteva essere un argomento importante di sensibilizzazione). Così, sono i primi tre nomi che mi sono venuti in mente.
Ci sono Donne, con la D maiuscola che, con figli o meno, hanno dato e danno un contributo alla quotidianità umana, e poi ci sono femmine, che magari figli ne hanno anche, ma non sono nessuno. Non basta sfornare, per ambire alla D.
Mi creda, ha toppato.
Attendo con piacere un suo parere sullo stato dell’Arte della fertilità equina, credo l’ippica sia la migliore strada che possa attualmente intraprendere.

 

 

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Greta

greta@gretagabaglio.com

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