27 Gen
2019

Riponevo molte aspettative sulla mia visita a Metelkova, Slovenia,  probabilmente perchè molti sul web paragonano questo quartiere a una piccola Christiania danese.

Il mio ricordo di Christiania, a distanza di 10 anni  e senza fotografie a supporto, è molto sfocato: un luogo fuori dal comune in teoria facente parte della città di Copenhagen, che in realtà se ne estrania completamente. Era una notte di dicembre quando andai, si gelava a dir poco, eppure c’era  tanta gente in strada con piccoli falò, una piccola comunità hippy vivace, molto coesa al suo interno, ma al contempo perfettamente ospitale con chi arrivava da “fuori”.

Ero con un mio amico che vive in Danimarca  per cui ero stata istruita e sapevo che non avrei potuto scattare fotografie, soprattutto nella zona di Pusher street o comunque se ci fossero state persone che mi avrebbero vista, e quella sera, ce n’erano davvero tante  (peccato, davvero, ma la privacy è sacrosanta, e se è lo scotto per entrare e poter vivere quell’atmosfera, ok. Che poi, lo ammetto ci avrei anche provato, ma nel 2010 i primi telefoni con fotocamera  facevano ancora scatti indecenti, di notte poi… oggi sarebbe un’altra storia :)).

Comunque sia, visto il paragone, riponevo molte aspettative su Metelkova a Lubiana, speravo di rivivere in piccolo l’atmosfera di Christiania anni prima. Coperti come pinguini, al gelo degli zero gradi del 30 dicembre, ci incamminiamo quindi verso questa meta come prima tappa della nostra visita a Lubiana.

La storia di questo luogo è relativamente recente, risale al 1993, dopo la divisione della Ex-Jugoslavia, quando un’ associazione indipendente di artisti e intellettuali ha occupato un ex caserma per proteggerla dalla demolizione, dando il via a tutta la serie di opere che caratterizzano la zona.

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In effetti, camminare per questo piccolo quartiere è un’esperienza molto suggestiva, ogni facciata è ricoperta da murales, e ci sono diverse installazioni decisamente particolari. Quello che però mi ha lasciato delusa, lo ammetto, è che fosse totalmente disabitato. Un’altra decina di turisti come noi intenti a scattare fotografie, un hippy appoggiato a una parete in solitaria, e nessun altro.

Dicono che la zona “prenda vita” di notte, essendo di fatto un luogo non abitato e utilizzato per iniziative culturali. Inoltre, è vero che il freddo era davvero pungente e dicono Metelkova sia molto più vissuta durante la stagione calda.  Eppure, se ripenso a Christiania, anche lì era dicembre, ed eravamo decisamente più a nord. C’è anche da dire anche che la cittadina danese, ora ufficialmente risconosciuta e con determinate regole da rispettare, esiste dagli anni 70, e all’interno ci sono proprio le case, per cui probabilmente l’errore in internet sta nel volerne fare un paragone. Metelkova è una realtà tutto sommato recente, e perennemente a rischio di sgombero da parte delle istituzioni centrali, almeno ad oggi, per cui è anche molto più difficile poterla organizzare come una comunità a tutti gli effetti.

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E’ comunque assolutamente da vedere, un “quartiere degli artisti” degno di questo nome.

L’unica pecca, davvero, è forse averlo associato al principio a Christiania. Ma questo  è un errore di intepretazione chi l’ha visitata e ne ha riportato la sua esperienza, e non di autoproclamazione, per cui  debellando questa informazione dal mio cervello, posso dire che vale assolutamente la pena fermarsi e incantarsi davanti alle sue opere! 🙂

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Greta

greta@gretagabaglio.com