05 Dic
2016

Ammettiamolo dai, a chi non è mai capitato, nell’era digitale, di spammare un pò con il proprio profilo social per catturare l’attenzione e magari ottenere qualche like?
Soprattutto all’inizio, con un profilo fresco e poco vissuto, senza i budget necessari alla sponsorizzazione, è capitato.

Nel mondo digitale sempre più stracolmo, riuscire ad emergere è una guerra fatta di tag, hashtag, repost e citazioni.

 

E lo spam, per questo, si è evoluto: è diventato più sottile, intelligente o, almeno, così dovrebbe essere.
Mi sta capitando da ormai qualche settimana che un’azienda pubblichi i suoi prodotti su uno dei maggiori social network, taggando studi professionali di architettura e design ripetutamente…
Ora, fin qui potrebbe non esserci nulla di male, se il prodotto rappresentato avesse un’attinenza con lo Studio o riferimento a pregressa collaborazione… E INVECE NO!

E’ solo una banale richiesta di attenzione, 2 inutili e sprecati secondi di autoreferenzialità.

L’effetto sortito è proprio quello contrario: la credibilità dell’ azienda è nulla.
Mi stupisco, caro collega, questo dovrebbe essere il tuo pane, ma devi averlo dimenticato in forno, e stai dando in pasto frammenti bruciacchiati senza alcun valore. Ad un’azienda/professionista che delega il suo profilo social interessa certamente il numero di “like” e visualizzazioni ma, se dovesse scegliere tra qualità e quantità, sceglierebbe la prima.

L’obiettivo della rete è instaurare una relazione.

Non nego che un tentativo possa essere fatto, ma ripetere l’operazione quotidianamente non può che portare al blocco (la pazienza non è il mio forte ;)) o comunque ad una pessima percezione del profilo in questione.

Se si vuole collaborare con altri profili, anche per scopi unidirezionali, magari perchè hanno moltissimi follower o sono fonte di ispirazione per il nostro, bisogna farlo in modo intelligente!

Alcuni spunti:

– con una richiesta diretta di collaborazione
– condividendo i contenuti della pagina e spiegando perchè ci piacciono
– scegliere un’immagine inerente il profilo che tagghiamo
– facendo domande
– apprezzando i contenuti che pubblica

 

Se per la posta elettronica i filtri riescono ormai a catturare la maggior parte dei tentativi di SPAM, sui social non è altrettanto immediato, ma gli utenti della rete sono ormai esperti, non sprecano le proprie energie a rispondere ad approcci spersonalizzati.

 

Interagire e socializzare, anche solo allo scopo di farsi vedere, è l’unico SPAM che può ancora funzionare.

Greta

greta@gretagabaglio.com

Leave a comment:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

diciannove − sei =