10 Mar
2020

La sveglia che suona, i bambini da portare da qualche parte, il meeting di lavoro, la spesa da fare, la persona da incontrare, la bolletta da pagare… Onestamente, quante volte ci siamo detti “non ho voglia di uscire, voglio stare a casa?”. Tante, tantissime, non neghiamolo.

Voler stare a casa è sempre stato, fino a poche settimane fa, un pensiero ricorrente per molti. E ora, che abbiamo la possibilità, e il dovere, di farlo, improvvisamente si trasforma in un sacrificio?

Ho pensato tanto a se scrivere e a cosa scrivere: le notizie, il bombardamento mediatico, la gestione da parte delle istituzioni, i punti di vista… Alla fine, ho pensato alla positività, che piangersi addosso non serve, ora, e che si deve guardare “in là”, da qua (cioè a casa).

Usciamo dallo stato mentale che stare in casa sia una privazione, facciamo tutto ciò che fino a poche settimane fa avremmo voluto fare e invece non c’era mai tempo, perchè sempre fuori e con altri pensieri. Rallentiamo. Cambiamo la nostra percezione nel vedere le cose.

L’armadio, una nuova ricetta, il libro fermo a poche pagine, la chiamata a quella persona che “prima o poi la sento”, l’archivio, gli addominali, capire come funziona quel sito/applicazione che è troppo ostico e non ho mai avuto tempo di mettermici, le pulizie di fino che tanto prima o poi ci toccano, sistemare le foto, il messaggio di auguri, quella serie che tanto avrei voluto vedere…

Usciamo dalla consuetudine all’interno delle nostre mura domestiche, creiamo nuove abitudini nella nostra quotidianità che, anche quando tutto sarà finito, in un giorno di pioggia battente, ci facciano riscoprire la bellezza di stare a casa.

“Sto bene, quindi esco”, e magari sei stato proprio tu, e non lo saprai mai, ad aver portato altre persone in un letto d’ospedale. Eh si, perchè “stare bene” può non significare non aver contratto il virus, questo è stato l’errore di generalizzazione più grande commesso ad oggi, e non entro per scelta in meriti politici o economici.

Usciamo dall’egoismo “tanto non sono io, non capiterà a me”, perchè in questo momento Io, Te e gli Altri siamo la stessa cosa, senza colori e senza età.

Uno, Nessuno, Centomila. Tutta la realtà è vita, non si può non citare Pirandello.

Non è semplice, ci sono pensieri, tanti, il lavoro e l’intera economia in bilico, l’incertezza del domani, la voglia di poter far qualcosa e insieme l’impotenza…

Ma così è, oggi, una sola cosa ci è stata chiesta: stare a casa, se possibile.

E’ da qui che dobbiamo “ri-partire”.

Non significa osservare passivamente: quello che possiamo, e dobbiamo, fare, è cercare di vivere questo delicato momento come un’opportunità, ricavarne momenti e magari intuizioni che ci serviranno domani, portandoci avanti quanto più possibile, avendo il coraggio di fermarsi se necessario. Il virus scemerà solo se noi restiamo nelle nostre abitazioni, a noi decidere se piangerci addosso o creare delle occasioni.

“Uscire” sarà ancora più bello, se avremo colto l’occasione di sfruttare il “restare”.

(l’immagine di copertina l’ho scattata a Milano, città attualmente più colpita, e rappresenta il recupero di un’area degradata , con i murales dello street artist Millo, creati con lo scopo di mutare la percezione dello spazio, trasformando un luogo “scialbo” in “espressivo”, creando nuove possibilità di viverlo. Quello che, alla fine, dovremmo fare noi, qui e ora.

Greta

greta@gretagabaglio.com