03 Ago
2017

Ho iniziato tardi, a viaggiare.

Quello che inconsciamente ho fatto fino ai 26 anni è stato “essere stata”. Ho visitato posti, ma non li ho vissuti. Non ricordo quasi nulla,  foto ed emozioni sono banali, se non legati alla compagnia.

Florida, Santo Domingo, Spagna, Sardegna….  Vita notturna, locali, spiagge, souvenirs, Stop. Niente cultura, contatti con persone locali, esplorazioni. Una bella bandierina da mettere nella mappa, ma non avevo ancora nessuna curiosità di vedere, di scoprire.

O, più correttamente, mi muovevo con persone con un’idea di vacanza diversa, quella che pensavo mi appartenesse, ma che in realtà già sapevo mi stava stretta, solo non sapevo cosa volevo, o più egoisticamente non volevo restare da sola. Andavo in vacanza, ma non viaggiavo.

Fortunatamente, non è mai troppo tardi, è arrivata l’occasione per cambiare, per capire cosa significhi davvero, per me,  viaggiare, e le emozioni che si possono percorrere durante il tragitto. E, per essere chiari, non è la distanza percorsa a fare la differenza tra un viaggio e una vacanza, si può benissimo viaggiare a pochi chilometri dalla propria abitazione. Basta guardare le cose da una diversa prospettiva.

Era il 20 dicembre del 2009 quando l’azienda per cui lavoravo, da un giorno all’altro, mi disse che avevo troppe ferie arretrate, e sarei quindi andata in ferie il giorno seguente, e fino alla metà di febbraio. Spaesata per meno di qualche ora, ho cominciato a smanettare su Internet, ricordandomi che era da tempo che sentivo parlare, e avrei voluto provare, “Viaggi Avventure nel Mondo” un’organizzazione che ti permette di partire da solo, e ritrovarti in un gruppo coordinato da un viaggiatore come te. Viaggi catalogati come”grezzi”, spartani, da condividere con le altre persone in spirito di avventura e con la voglia di condividere un’esperienza. Molto diversi dalle offerte di un’agenzia di viaggi, dove la comodità è al primo posto e, se sei da solo, solo rimani. Quello che lega tutti i partecipanti di Avventure nel Mondo è l’emozione di scoperta: il viaggio. Certo, l’idea di partire totalmente sola mi spaventava, ma alla fine mi son detta: “faccio una prova, un viaggio breve di una settimana. Se andrà male, potrò dire di averci provato“.

E fu così che neanche due settimane dopo atterrai in Marocco, in un gruppo di circa 15 persone. E li ho capito che per vedere davvero un posto non ti puoi limitare all’immagine di copertina della Lonely Planet, l’attrazione principale. C’è tutto un mondo intero, scorci sconosciuti, stradine dimenticate, persone da scoprire.

Il ricordo, nonostante i 7 anni passati,  è ancora vivo, dall’odore delle concerie di Fes, tentato invano di smorzare con della menta sotto il naso (non avevo capito perchè me l’avessero data all’ingresso e ne avevo presa poca, son dovuta tornare indietro a farmi il mazzo!) , ai labirintici souq, tanto caotici di giorno quanto spettrali di notte, lo spettacolo delle Gole del Todra, della cittadina di Ouarzazate e del deserto di notte, paesaggi suggestivi e una stellata tra le dune ineguagliabile, la traversata in cammello del Sahara e la sera insieme al popolo Berbero in Tenda, tra un falò e canzoni tipiche e una notte totalmente insonne( un cammello  mi russava proprio di fianco fuori dalla tenda, per non parlare di 15 persone sotto lo stesso tetto con 3 non identificate che facevano gara col cammello. TAPPI PER LE ORECCHIE, grande insegnamento di questo primo viaggio :))

Vista dall'alto delle concerie di Fes, Marocco
Vista dall’alto delle concerie di Fes, Marocco

Mi mangio le mani a pensare che la mia Canon è arrivata solo 2 anni più tardi, le immagini della mia macchinetta rosa digitale non rendono alcuna giustizia ai luoghi visitati, alle persone incontrate nel cammino, ai dettagli di vita vissuta e alla suggestività dei paesaggi  (anche quella della fotografia, è una passione che ho scoperto tardi…e sempre meglio tardi che mai. Ma non avrebbe senso postare foto non mie in questo post, anche se non eccelse fanno parte di quello che ho vissuto…nei post recenti vedrete di meglio 🙂)

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Il paesaggio delle gole del Draa, Marocco
Il paesaggio delle gole del Draa, Marocco
Guardiano all'ombra della Moschea, Marocco
Guardiano all’ombra della Moschea
Ouarzazate, Marocco
Ouarzazate, Marocco

E poi la caotica Marrakesh, dove se non stai attento è un attimo che ti ritrovi con un serpente o una scimmietta in mano con persone che ti scattano una foto nel tentativo di chiederti qualche moneta, dove avventurosamente mangi al mercato della piazza principale, dopo aver visto come, e soprattutto dove, lavavano le verdure, e poi ti sorprendi se la mattina seguente, dopo una notte di merda (non in senso letterale), scopri che di 15 persone, in 12 avevamo avuto la stessa sorte. Ero in ottima compagnia, ed era la giornata perfetta, debilitati come si era, per provare un tradizionale hammam, con donne che ti spalmano i fanghi e ti ribaltano come un calzino scrubbandoti fino all’osso, prima di concederti il meritato massaggio dopo una settimana di fatiche 🙂 (prezzo totale per la giornata in hammam non turistico, con scrub, massaggio e thè alla menta pari al costo della cauzione per noleggiare degli asciugamani in Italia!!)

All'ombra del souq di Marrakesh
All’ombra del souq di Marrakesh
Piazza centrale di Marrakesh
Piazza centrale di Marrakesh
Incantatori di serpenti a Marrakesh
Incantatori di serpenti a Marrakesh

E poi c’era  la catena montuosa dell’Atlante, un paesaggio surreale e selvaggio, dove ho pensato seriamanete di morire con un pullmino su quella strada sterrata senza protezioni a strapiombo sul nulla (credo di aver tenuto gli occhi chiusi per piu della metà della durata del viaggio :)). Ma, soprattutto, c’erano le persone. Quelle dei negozi, che ti accolgono con il classico thè alla menta (che per quanto ci puoi provare non ritroverai mai uguale in italia), e ti mostrano sfilze di tappeti e artigianato locale, quelle all’interno delle moschee, che ti fanno capire quanto la diversità sia a volte meravigliosa, quelle per strada, che ti guardano incuriosite e tentano approcci , i bambini che ti corrono incontro in cerca di una penna o di una moneta (hanno già capito tutto).

Falò nel deserto con popolazione Berbera
Falò nel deserto con popolazione Berbera

E poi i prodotti locali, le bellissime lanterne, i coloratissimi tessuti  o il vero Olio di Argan, che solo a pensare al suo costo e qualità lì rispetto a quello che ti rifilano in Italia mi viene il nervoso, o i denti e le dentiere…che di locale non hanno nulla, ma sono rimasta impressionata da come vengano venduti con nonchalanche per strada, appoggiati a terra, al miglior offerente.

 

Bancarella di denti, Marrakesh
Bancarella di denti, Marrakesh

Una settimana stancante, questo c’è da ammetterlo, svegli all’alba tutti i giorni  e alle 22.30 collassati dopo chilometri e chilometri di scarpinate e spostamentei giornalieri. Ma ne è valsa totalmente la pena, perchè solo così si è potuto vedere “davvero”, anzichè fermarsi all’immagine patinata di un centro cittadino e perdersì l’autenticità dell’intorno (le zone turistiche, purtroppo, sono davvero la cosa meno autentica che si possa vedere durante un viaggio)!

l'inizio del deserto visto da Ouarzazate
l’inizio del deserto visto da Ouarzazate
La nostra carovana attraverso il deserto
La nostra carovana attraverso il deserto (io sono la quartultima, e non ricordo più chi ha scattalola foto, credo la fotocamera di Matteo)

Tornata stancamente in Italia… due settimane dopo ero in volo verso il Messico! 🙂

Con calma e con il tempo riuscirò a scrivere degli altri Viaggi Avventure nel Mondo che ho fatto… Messico, Tanzania, Turchia, Nepal, Indonesia, India, Oman e Birmania!!! E basta… poi è subentrato il compagno, i viaggi a due… e il mutuo!!!  😉

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Greta

greta@gretagabaglio.com

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