03 Nov
2017

Non riesco davvero a capire come sempre più persone pretendano di utilizzare WhatsApp come strumento di comunicazione lavorativo professionale. Non nel mio campo, almeno.

Non mi riferisco a contatti informali, a messaggi “veloci” dal contenuto smart o a gruppi creati appositamente per scopi lavorativi, motivi per i quali lo strumento è davvero utile, ma a  semi-sconosciuti che inviano veri e propri papiri informativi, con tanto di allegati, e lo ritengono uno strumento business di comunicazione, pretendendo una risposta. Ma mandami una mail!

A prescindere dal fatto che oggi la maggior parte delle persone legge le mail  anche dal telefono, sia che si tratti di personale o aziendale, WhatsApp non può sostituire lo strumento mail per l’invio di informazioni.

Innanzitutto, sulla piattaforma di messaggistica istantanea non si può segnare come “non letto” un messaggio, ciò vuol dire che, se anche il contenuto fosse di nostro interesse, dovremmo inoltrarcelo per e-mail o ricordarci di andarlo a recuperare. Personalmente, quando sono occupata su altro e mi arrivano delle comunicazioni, mi basta rimetterle come “da leggere” per ricordarmi di rispondere, se non posso farlo subito, o categorizzarle per farle saltare subito all’occhio. “Mi mandi questo? Mi mandi quell’altro?” va bene, ma se me lo chiedi via WhatsApp non ho nessun modo per ricordarmelo, e infatti puntualmente mi mando una mail di promemoria 🙂

Inoltre, se la comunicazione fosse davvero importante, non è possibile monitorare la lettura dei messaggi. Sempre più persone, me compresa, hanno disabilitato la visione dell’ultimo accesso e della spunta blu sul dispositivo di instant messaging. Anche nella mail il destinatario può decidere di dare o meno la conferma di lettura, ma lo fa da caso a caso, mentre WhatsApp è categorico, o tutti o nessuno. E considerando quante persone pretendessero risposta immediata a fronte della visione della spunta blu, disabilitarla è stata una logica conseguenza (messaggi che arrivano senza urgenze la domenica, alle 2 o alle 6 del mattino… ). “Scusi ha letto la mia mail?” Si, l’ho letta, ma se non ti ho ancora risposto ci sarà un motivo, no?

Oltre a questo, WhatsApp non permette la condivisione delle informazioni tra il destinatario e un altro gruppo di persone. Nell’attività lavorativa, è normale, le informazioni vanno condivise tra più persone, anche se risulti essere tu la referente. Per cui una corrispondenza diretta via WhatsApp esclude automaticamente persone che tramite mail sarebbero in copia conoscenza, o nascosta. Comunque vada, sei costretto ad inoltrare le  comunicazioni per e-mail , doppio passaggio.

E questo dal punto di vista “tecnico”. Dal punto di vista personale, invece, considero WhatsApp uno strumento principalmente informale di comunicazione, per cui vedermi scrivere “pregiatissima Dottoressa la contatto per sottoporle” sinceramente mi fa venire  dubbi sulla professionalità della controparte. Si torna a due paragrafi prima, o mi chiami o mi mandi una mail, e ti presenti. Se un messaggio ha l’obiettivo di iniziare una collaborazione, che vedrebbe il coinvolgimento di altre parti, a mio avviso inviarlo tramite una chat è davvero poco serio. Solo che comincio a pensare seriamente di essere tra le poche a pensarla così. Più di una volta mi sono inoltrata per e-mail una conversazione WhatsApp, per rispondere poi al mittente via mail…. e questo mi ri-rispondeva via WhatsApp!!!

Per concludere il mio punto di vista personale, WhatsApp è potenzialmente uno strumento di stalking. E purtroppo non esagero, mi è capitato di essere in attesa di una risposta da parte di superiori e, nel frattempo, ricevere decine di messaggi dalla persona cui dovevo una risposta, a qualsiasi ora, feriali e festivi. “Ci sono novità” “news?” “hai notizie per me?”. Appena avrò una risposta, ti mando una mail. MAIL MAIL MAIL, se non si fosse capito!! 🙂 Per non parlare di inviti vari ed eventuali da persone che non avendo memorizzato in rubrica non sai neanche chi siano!! (Almeno nelle mail il nome appare ;))

Ovviamente, la mia visione è relativa alla mia attività. Se fossi proprietaria di una struttura commerciale e potenziali clienti volessero informazioni , o se fossi un’istituzione/impresa che vuole garantire velocità e trasparenza, allora il discorso posso capire sarebbe molto diverso.

Ma, nel  mio ambito, ufficio stampa e comunicazione, dove è importantissimo poter catalogare le informazioni, riordinarle, dargli una priorità, dividere i contatti per settore di appartenenza e, soprattutto, poter elaborare informazioni corrette che richiedono una quantità di parole e una tempistica non compatibili con un “Instant Message”, la mail resta fondamentale.

WhatsApp deve rimanere  uno strumento veloce  di comunicazione. “Mi manda  il numero di”, “Sono in ritardo“sei aperto?” sono messaggi coincisi, che si concludono con una risposta secca e non richiedono di essere archiviati in uno storico. Questi messaggi, così come immagini catturate agli eventi, richieste lampo di didascalie, messaggi tra colleghi, vanno benissimo, e ci mancherebbe 🙂 Alla fine, stiamo parlando dei vecchi SMS 😉

E’ fondamentale valutare il contenuto, lo scopo e le possibili ripercussioni di ogni singolo messaggio, per capire quale sia il canale di comunicazione più idoneo per la sua veicolazione.

E spero con questo che chi doveva capire capisca 😉

 

Greta

greta@gretagabaglio.com

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